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Per chi desideri approfondire i temi del dolore, della finitudine della vita, dell'esperienza del lutto, suggeriamo alcune letture di cui riportiamo gli incipit.
- Randy Pausch, L'ultima lezione. La vita spiegata da un uomo che muore
“Ho un problema di sistema. Benché abbia sempre goduto di una forma fisica strepitosa, ho ben dieci metastasi al fegato e mi restano solo pochi mesi di vita.”
- Michela Murgia, Accabadora
“Fillus de anima. È così che li chiamano i bambini generati due volte, dalla povertà di una donna e dalla sterilità di un'altra. Di quel secondo parto era figlia Maria Listru, frutto tardivo dell'anima di Bonaria Urrai.”
- Iona Heath, Modi di morire
“Scrivo per orientarmi. I miei segnavia sono le parole, quelle dei miei pazienti e dei miei amici, e quelle di scrittori il cui eccezionale talento ci insegna a capire in che modo esse funzionano e come siano capaci di conservare e comunicare un significato e di farci sentire meno soli.”
- Marina Sozzi, Reinventare la morte
"La tanatologia non è una disciplina con un proprio statuto, né può o vuole aspirare a diventarlo. È piuttosto la costruzione di una riflessione razionale sullo sconquasso emotivo e sociale che ha luogo intorno alla morte di un individuo. Le discipline, ognuna dal proprio punto di vista, fanno luce su un aspetto del morire: per esempio, la psicoanalisi e la psicologia studiano il lutto; la medicina, e in particolare la medicina palliativa, le strategie per una morte pacificata; la storia culturale le concezioni e il vissuto della morte che si sono avvicendati nel corso dei secoli; l’antropologia compara le diverse culture, offrendo a quella occidentale l’opportunità di ripensare i propri schemi mentali."
- Philippe Forest, Tutti i bambini tranne uno
"Io non sapevo. O meglio: non me lo ricordo più. Era una vita smemorata e quelle cose non le vedevo. Vivevo in mezzo a parole - inesistenti, insensate, sontuose, insolenti. Però me lo ricordo: io non sapevo."
- Nicola Gardini, Lo sconosciuto
"Di Jonas ho sentito parlare per la prima volta dieci mesi fa, a trentanove anni suonati. Allora né io né mia madre sapevamo come si chiamasse. Uscivamo da I Gabbiani. Era la fine di gennaio. Durante il periodo natalizio la situazione del papà si era molto aggravata. I farmaci (...) contrastavano a fatica l'avanzamento della malattia. Le ossessioni, le fissazioni, le dimenticanze aumentavano a grandissima velocità, ogni giorno, ogni minuto."
- Philip Roth, Patrimonio. Una storia vera
"A ottantasei anni mio padre aveva perso quasi per intero la vista dall'occhio destro, ma per tutto il resto sembrava godere di una salute fenomenale per un uomo della sua età quando fu colpito da quella che il medico della Florida diagnosticò, sbagliando, come paralisi di Bell, un'infezione virale che provoca la paralisi, di solito temporanea, di un lato del viso."
- Lars Gustafsson, Morte di un apicultore
"La luce del sole non era ancora penetrata nel crepaccio. Uno scricciolo mi destò con la sua voce acuta e cristallina. Faceva un freddo pungente. Sgusciai fuori dal sacco a pelo, recuperai al buio le scarpe e annaspando mi liberai dalla zanzariera."
- Philip Roth, Everyman
"Intorno alla fossa, nel cimitero in rovina, c'erano alcuni dei suoi ex colleghi pubblicitari di New York che ricordavano la sua energia e la sua originalità e che dissero alla figlia, Nancy, che era stato un piacere lavorare con lui."
- Norbert Elias, La solitudine del morente
"Ci sono vari modi di affrontare il fatto che ogni vita, e dunque anche la nostra e quella delle persone che amiamo, avrà fine. Possiamo mitologizzare la fine della vita umana, che chiamiamo morte, immaginando una sopravvivenza comune dei morti nell'Ade, nel Walhalla, nell'inferno o nel paradiso; questa la forma più antica e più diffusa assunta dai tentativi compiuti dall'uomo per risolvere il problema della finitezza della vita."
- Équipe dell'Hospice di Lanzo Torinese, C'era una volta un corvo
"Quando parliamo di Cure Palliative pensiamo a quelle cure che abbracciano, proprio come un mantello abbraccia la persona, la malattia o meglio il paziente nella fase terminale sotto tutti gli aspetti: sociali, psicologici, oncologici e antalgici. Il paziente, finalmente, viene visto nella sua globalità e, soprattutto, nuovamente al centro dell'assistenza."
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- Lydia Flem, Come ho svuotato la casa dei miei genitori
"Un giorno o l'altro, a qualsiasi età, ci accade di scoprirci orfani di padre e di madre. Oltrepassata l'infanzia, questa doppia perdita continua a non esserci risparmiata. Se non già accaduta, sta davanti a noi. La sapevamo inevitabile ma, al pari della nostra morte, sembrava lontana e, in realtà, inimmaginabile."
- Vladimir Janklvitch, Pensare la morte?
"È possibile far filosofia sulla morte? Il tema stesso lo consente? Molti miei colleghi le diranno che la morte non è un problema filosofico. Spinoza stesso sostiene che è insano e alquanto perverso farne problema, poichè la saggezza non consiste nella meditazione della morte bensì nella meditazione della vita."
- Tiziano Terzani, Un altro giro di giostra. Viaggio nel male e nel bene del nostro tempo
"Si sa, capita a tanta gente, ma non si pensa mai che potrebbe capitare a noi. Questo era sempre stato anche il mio atteggiamento. Così, quando capitò a me, ero impreparato come tutti e in un primo momento fu come se davvero succedesse a qualcun altro. 'Signor Terzani, lei ha il cancro', disse il medico, ma era come non parlasse a me, tanto è vero - e me ne accorsi subito, meravigliandomi - che non mi disperai, non mi commossi: come se in fondo la cosa non mi riguardasse."
- Marco Venturino, Cosa sognano i pesci rossi
"Mi chiamo Pierluigi Tunesi, ho quarantacinque anni e sono un dirigente d'azienda. Per la precisione sono amministratore delegato di un'importante azienda multinazionale di apparecchiature elettroniche. O meglio, ero Pierluigi Tunesi, avevo quarantacinque anni ed ero un dirigente d'azienda. Adesso credo di essere il numero sette, almeno sento che così mi chiamano, dovrei avere sempre quarantacinque anni ma mi pare di averne due o trecento, e l'unica cosa che dirigo, quando non piombo per disposizione altrui o per infinita spossatezza nel più buio e fondo degli oblii, è il flusso dei miei pensieri."
- Sergio Zavoli, Il dolore inutile. La pena in più del malato
"Scrivo questo libro per fatto personale: perchè la vita della mia famiglia è trascorsa, in oltre mezzo secolo, non dico nell'incubo, ma certo nella dolorosa atmosfera suscitata, nientemeno, da un farmaco."
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